Umbria

ABBAZIA DI SASSOVIVO
Via Sassovivo 2
Foligno (PG)





L'Abbazia di Sassovivo, fondata nella seconda metà dell'XI secolo dai Benedettini su una residenza fortificata dei Monaldi, si adagia tra Foligno e Camerino, lungo il fosso del Renaro. Fin dal 1138 la comunità dell'abate Mainardo acquisì un vasto patrimonio, grazie anche all'appoggio del papato che non tardò ad arrivare, permettendo all'abbazia di esentarsi dalla giurisdizione vescovile e dal pagamento delle tasse ai Comuni. Basti pensare che nei suoi tempi migliori l'abbazia amministrava 92 monasteri, 41 chiese e 7 ospedali. Passata ai Benedettini olivetani nella seconda metà del Quattrocento, cominciò a decadere per essere demanializzata con l'unificazione dell'Italia.
Il chiostro romanico, bellissimo, è opera del maestro romano Pietro de Maria: sono 128 le colonnine binate che sorreggono 58 archi a pieno centro: ad arricchire il tutto, marmi colorati e mosaici. Dal chiostro si accede all'interno del monastero dove, nel refettorio, sono ancora presenti un'"Ultima cena" del 1595 e dormitori di origine duecentesca. Da uno scalone seicentesco si arriva invece a una loggia detta del "Paradiso", impreziosita da frammenti di affreschi del primo Quattrocento. Un'altra loggia protegge una cripta dell'XI secolo, nucleo originario dell'abbazia che si affaccia sopra una lecceta secolare.
Oggi l'abbazia è sede della Comunità Jesus Caritas del padre Foucauld.

Da visitare perché
E' nel cuore verde dell'Umbria, dove arte, storia e natura si fondono armonicamente.

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Le origini della Galleria Nazionale dell'Umbria, che ha sede nel gotico Palazzo dei Priori, si riallacciano alla fondazione dell'Accademia del Disegno a Perugia (1573), ma un fondamentale ampliamento del suo nucleo originario avvenne nella seconda metà del XIX secolo, a seguito delle demaniazioni post-unitarie, quando le sue raccolte si arricchirono di beni delle corporazioni e degli ordini religiosi soppressi.
La consistenza e l'importanza scientifica delle collezioni portarono nel 1863 all'istituzione di una Pinacoteca Civica, intitolata a Pietro Vannucci, il Perugino. Nel 1918 il museo fu acquisito dallo Stato e dal secondo dopoguerra è stato costantemente incrementato nelle collezioni e migliorato nel percorso espositivo. Da giugno 2002 sono stati aperti nuovi spazi, in cui è stato possibile esporre gran parte delle opere, corredate di apparati scientifici e didattici in italiano e in inglese. Tra i capolavori della Galleria, opere del Maestro di San Francesco, Arnolfo di Cambio, Duccio di Boninsegna, Arnolfo di Cambio, Gentile da Fabriano, Beato Angelico, Benozzo Bozzoli, Piero della Francesca, Agostino di Duccio, Pietro Perugino, Bernardino Pinturicchio, Orazio Gentileschi, Pietro da Cortona, Valentin de Boulogne, Sebastiano Conca, Corrado Giaquinto, Pierre Subleyras. Da segnalare anche le raffinate oreficerie e i tessuti medievali e rinascimentali, particolarmente valorizzati nel nuovo piano espositivo.

Da visitare perché
In un palazzo storico, dedicato da sempre alle arti, sono conservati capolavori assoluti di artisti rinascimentali umbri e toscani.

Il restauro
Il restauro prevede il consolidamento strutturale, miglioramenti antisismici, varie opere di finitura, la realizzazione degli impianti di climatizzazione, elettrico e di sicurezza, l'allestimento museale, collegamenti verticali e ordinamento museografico.

GALLERIA NAZIONALE DELL’UMBRIA
Corso Vannucci 19
Perugia

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ROCCA PAOLINA
Piazza Italia 11
Perugia




La Rocca Paolina deve la sua nascita a Papa Paolo III, che ne decise la costruzione nel 1540, per sottolineare la vittoria della Chiesa sulla città, appena passata sotto lo Stato Pontificio a seguito della cosiddetta "Guerra del Sale". Sempre odiata dai Perugini, la sua costruzione comportò la demolizione del preesistente quartiere Baglioni, delle torri e di numerose case. Il progetto originale di Antonio da San Gallo il Giovane fu portato a termine da Bastiano da San Gallo e Galeazzo Alessi. La rocca si componeva di una fortezza rettangolare posizionata sul colle Landone, dotata di baluardi e collegata da un lungo corridore alla parte bassa, a forma di tenaglia, come la coda di uno scorpione. 
Protetta da un fossato, dotata di feritoie, vi si accedeva tramite un ponte levatoio che introduceva nel cortile detto "della stella": da lì si arrivava alle caserme dei soldati, al palazzo del castellano, che incorporavano una parte del palazzo di Gentile Baglioni. L'edificio, ricco di pitture del Vasari e di Dono Doni, era la residenza del Pontefice, ma andò distrutto insieme all'intero complesso nel 1848, per essere ricostruito per volontà di Pio IX nel 1860. Dopo l'unificazione d'Italia la rocca fu completamente demolita, insieme alle opere d'arte.

Da visitare perché
Dai resti della rocca ci si inoltra nella città sepolta della Perugia più antica, dove tutto parla ancora della lotta medievale tra Stato e Chiesa.

Il restauro
Gli interventi hanno permesso il consolidamento e l'adeguamento della struttura.

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Il complesso di San Francesco al Prato fu fondato dai Francescani Minori e risale al XIII secolo. La chiesa, del XIV secolo, poggia su un terreno cedevole che ha reso necessari dei consolidamenti e dei restauri fin dal XV secolo, e ha subito una profonda trasformazione nel XVIII, sempre per motivi di consolidamento. Della struttura originaria conserva l'unica navata, ma in rovina e scoperchiata per il crollo delle volte. Oggi è sconsacrata e utilizzata per spettacoli ed eventi. La facciata bicroma bianco-rosa è l’esito della ricostruzione del 1926. In una cappella laterale, sul fianco sinistro, il sarcofago di Braccio Fortebraccio e un gonfalone di Benedetto Bonfigli del 1464 (Oratorio della SS. Concezione o del Gonfalone). Il convento adiacente ospita l'Accademia delle Belle Arti "Pietro Vannucci", fondata nel 1573 da Orazio Alfani e Domenico Sozi. All'Accademia si accede passando dal portico che collega l’Oratorio di S. Bernardino con S. Francesco al Prato. Il Museo comprende un'importante gipsoteca di oltre 360 pezzi (tra gli altri, Canova), in parte collezionata dai fondatori; una raccolta di dipinti soprattutto di artisti operanti in Umbria dal XIX al XX secolo; una raccolta di disegni e incisioni dal XVI al XX secolo.

Da visitare perché
L'arte e la religione si incontrano nel complesso di San Francesco al Prato da più di otto secoli.

Il restauro
Consolidamento statico e recupero funzionale di una porzione degli edifici situati presso il complesso monumentale di San Francesco al Prato, sede dell’Accademia di Belle Arti. Il recupero della struttura e dell’adiacente chiesa di San Francesco al Prato (compresa tra gli interventi della rete dei teatri) è parte del più ampio progetto di riqualificazione di una delle zone più interessanti della città.

SAN FRANCESCO A PRATO
Piazza San Francesco
Perugia

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DUOMO DI TODI
Piazza del Popolo
Todi (PG)






Edificato sulle rovine di un tempio romano, il duomo di Todi, intitolato alla Santissima Annunziata, fu costruito nell’XI secolo di fronte al Campidoglio. I legami religiosi e politici che collegavano il vescovado tudertino a quello ravennate spiegano l’influsso a Todi dell’arte bizantineggiante, che doveva caratterizzare il duomo nell’epoca in cui accolse l’imperatore Ottone III e il sinodo di Papa Silvestro. 
Un’ampia scalinata del ‘700 precede la facciata attuale, di stile lombardo e del XVI secolo, decorata con tre fastosi rosoni: di notevole valore il portale principale di legno intagliato e il bassorilievo eseguito nel 1515 da Francesco Rinaldi da Orvieto. L’interno della basilica, a croce latina, è a tre navate separate da pilastri e colonne, con capitelli romanici. Da ammirare all'interno: due statue di Giovanni Pisano, il coro ligneo di Bencivenni da Mercatello e suo figlio, la “navatina di Bonifacio XVIII”, dotata di una incantevole bifora, l'affresco con il "Giudizio Universale" di Ferraù da Faenza, e il grande Crocefisso a tempera dell’abside, opera della scuola umbra del 1200.

Da visitare perché
Capolavoro architettonico della Piazza del Popolo, il Duomo testimonia una stratificazione e una continuità artistica dall'epoca romana al '700..

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Realizzata nel 1300 dall'architetto Matteo Gattapone da Gubbio su commissione del Cardinale Albornoz, la rocca è un imponente edificio a pianta rettangolare lungo il cui perimetro dominano sei torri, collegate da camminamenti che delimitano due aree interne: il cortile delle armi, destinato alle truppe, e quello d'onore. Questo cortile, al cui centro è un pozzo con insegne araldiche papali, è circondato da un portico a due piani sul quale si affacciano una grande sala di rappresentanza e la stanza del castellano con pregevoli affreschi quattrocenteschi. Nella rocca soggiornarono i papi Bonifacio IX, alla fine del '300, e Niccolò V, durante la peste che infuriò a Roma nel 1449, nonché Lucrezia Borgia, mandata qui diciannovenne dal padre papa Alessandro VI per allontanarla dal marito Alfonso d'Aragona.
La rocca ospita il Museo Nazionale del Ducato, un teatro all'aperto per 1200 spettatori e la Scuola Europea di Restauro del Libro.

Da visitare perché
Tra le sue mura fortificate hanno trovato riparo papi e personaggi storici, intrecciando religione e vita politica.

ROCCA ALBORNOZIANA
Piazza Bernardino Campello 1
Spoleto (PG)