UNA STORIA CHE RENDE IL PAESE PIU’ BELLO

1140x300
1576 – 2015 - Italia


UNA STORIA CHE RENDE IL PAESE PIU’ BELLO
Il legame tra il Gioco del Lotto e il patrimonio artistico-culturale del nostro paese, è molto antico. La diffusione del Lotto, infatti, fu caldeggiata in molti casi dai Governi delle varie città alle prese con problemi di cassa sia per la costruzione di opere pubbliche, sia per l’erogazione di servizi di pubblica utilità.

A Genova, il notevole successo del gioco del Seminario, a fine 500’ consentì alla città di affrontare il costo di 500 mila lire genovesi necessario per la fortificazione della città. A Milano, nel 1783, l’Imperatore Giuseppe II ordinò che il Lotto fosse amministrato direttamente dalla Regia Camera che doveva trattenere gli utili al fine di “meglio sistemare le Scuole per la gratuita o meno Istruzione della Gioventù del Popolo”.
A Napoli, nel 1811, gli utili del Lotto erano devoluti sotto forma di contributi al Monastero delle Cappuccine, all’Ordine dei Frati Mendicanti e al Conservatorio di San Vincenzo. In altre città il Lotto era utilizzato come premio per le ragazze nubili bisognose con “sussidi dotali”.

Fu lo Stato Pontificio, tuttavia, a legare saldamente il Lotto all’arte. Le prime tracce, infatti, risalgono a fine Seicento quando Papa Innocenzo XII autorizzò a riversare le entrate del gioco del Lotto per il completamento di palazzo di Montecitorio, l’attuale sede della Camera dei Deputati italiana. Nel 1731, Papa Clemente XII regolarizzò il gioco, emanando un “Editto per lo stabilimento in Roma d’un nuovo gioco del Lotto”, al fine di stabilire la quota che il pontefice aveva a disposizione per fornire “aiuto alle missioni apostoliche, per la propaganda della fede, alli spedali, altri luoghi pii di Roma”. L’utilizzo dei proventi del Lotto per opere di beneficenza e di pubblica utilità rappresentò così il modo per attribuire legalità al gioco.
Tra il 1732 e il 1737 furono spesi oltre un milione di scudi per la costruzione di importanti monumenti come la Fontana di Trevi o la facciata e il portico di S. Giovanni in Laterano a Roma. In questi sei anni, praticamente un decimo di tutte le entrate fiscali dello Stato Pontificio, furono per la maggior parte destinati alle opere caritatevoli e di assistenza ai bisognosi, ma anche e soprattutto per la realizzazione di grandi opere artistiche, di enorme valore storico e culturale e di altre opere di pubblico interesse.
Da allora questo legame è diventato sempre più forte, fino ad essere trasformato definitivamente in legge nel 1996. L’iniziativa di finanziare il mondo dell’arte con parte dei proventi del Gioco del Lotto, infatti, si è concretizzata con la legge n. 662 del 23 dicembre 1996, con l’intento di destinare parte degli utili erariali del gioco dal Ministero dell’Economia e delle Finanze al Ministero per i Beni e le Attività Culturali, per il recupero e la conservazione del patrimonio artistico, paesaggistico e per attività culturali.

Dal 1997 ad oggi anche con il contributo del Gioco del Lotto, oltre 1 miliardo e 800 milioni di euro, sono tornati all’antico splendore gli affreschi di Giotto nella Cappella degli Scrovegni di Padova, la Reggia di Venaria a Torino, il palazzo Ducale di Mantova e quello di Urbino, Palazzo Barberini e il Pantheon a Roma, la galleria Nazionale Umbra di Perugia, il teatro Petruzzelli di Bari, il teatro greco di Siracusa, la Pinacoteca Nazionale di Cagliari, il Complesso di Palazzo Reale di Genova, il Complesso di San Pancrazio di Cagliari, Castel Sant’Elmo di Napoli, il Palazzo della Triennale di Milano, La Galleria degli Uffizi di Firenze, le Gallerie dell’Accademia di Venezia e l’Archivio di Stato di Palermo.