Mostra "Memling. Rinascimento fiammingo"

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11 ottobre 2014 – 18 gennaio 2015 – Scuderie del Quirinale, Roma


LA MOSTRA
Grande successo ha riscosso a Roma la mostra, sostenuta IL GIOCO DEL LOTTO, dedicata all'opera di uno dei maggiori pittori fiamminghi del XV secolo: Hans Memling.  La mostra, allestita alle Scuderie del Quirinale, è stata un'importante occasione per conoscere da vicino capolavori assoluti provenienti da raccolte pubbliche e private come, tra gli altri, il Groeninge Museum di Bruges, la Royal Collection di Londra, il Museo del Louvre nonché la National Gallery of Art di Washington, e il Metropolitan Museum di New York.
Nell'esposizione è stato preso in esame ogni aspetto dell'opera di Memling: dalle pale monumentali d'altare ai piccoli trittici portatili, oltre ai celeberrimi ritratti, genere in cui Memling seppe perfezionare lo schema campito su uno sfondo di paesaggio, che esercitò una fortissima seduzione anche presso numerosi artisti italiani del primo Cinquecento.
La mostra è stata anche un confronto implicito tra il Rinascimento fiammingo e quello italiano e ha mostrato quanto l'arte italiana abbia attinto dalla fiamminga per la tecnica del colore ad olio, per quella delle velature di colore e per l'impostazione di tre quarti per il ritratto; d'altra parte, ha permesso di capire anche quanto i Fiamminghi, a loro volta, abbiano imparato dal Rinascimento italiano a percepire la realtà più unitaria, a favore di un'atmosfera più raccolta.


LO SAI CHE...

  • Il Trittico di Danzica, diretto in nave a Firenze, per il banchiere fiorentino Angelo Tani e per la moglie Caterina Tanagli, venne rubato con tutta la merce e trasportato dai corsari nella Manica e portato a Danzica per farne dono alla cattedrale locale. Sembra che fra le figure del trittico del Giudizio Universale di Danzica, presente nella mostra, Memling inserì i ritratti di diversi banchieri fiorentini.
  • I registri dell'epoca attestano la presenza di due apprendisti con lo stesso cognome di Memling, ma la loro identità e la loro opera rimane sconosciuta, come le circostanze della morte del pittore, che lasciò una cospicua eredità.
  • I pittori fiamminghi dell'epoca erano abituati a considerare la creazione di una pala d'altare, un lavoro artigianale, da fare a più mani, dove ogni pittore si occupava delle parti che gli venivano meglio: c'era chi faceva solo i fiori, chi faceva i visi, chi lo sfondo.

DIAMO I NUMERI

10 ottobre: giorno di inaugurazione della mostra
18 gennaio: ultimo giorno per visitare la mostra
il '400: il secolo di Memling
11 agosto 1494: la data di morte del pittore
13: il numero dei trittici attribuiti al Memling