Il restauro della Sagrestia Nuova delle Cappelle Medicee: la lezione di Michelangelo

Il restauro della Sagrestia Nuova delle Cappelle Medicee: la parola ad Antonio Forcellino.

Antonio Forcellino, architetto, restauratore e scrittore, dopo averci svelato l'importanza della luce nell'opera di Michelangelo, racconta in prima persona le ragioni che hanno portato all'intervento sulla Sagrestia Nuova, l'amore per il restauro e la lezione appresa da Michelangelo, il genio universale autore di capolavori come il David e il Giudizio Universale.

Forcellino

1. Da dove nasce l’esigenza di un intervento di restauro alle Cappelle Medici?

Michelangelo progettò nel 1519 l'edificio e le decorazioni della Sagrestia Nuova, un complesso pensato per accogliere le tombe di Giuliano e Lorenzo Medici, scegliendo scrupolosamente le posizioni delle finestre, consapevole delle potenzialità espressive della luce. Il racconto di marmo concepito in origine è stato alterato dalla successiva costruzione della Cappella dei Principi, che risale al XVII e XVIII secolo. L'intervento di restauro voluto e sostenuto da Lottomatica nasce dal desiderio di restituire ai visitatori una percezione della Sagrestia Nuova che fosse più aderente alle intuizioni e al progetto del genio fiorentino. 

2. Lavorando sul gruppo scultoreo michelangiolesco, cosa l’ha colpita di più?

Michelangelo progettò nel 1519 l'edificio e le decorazioni della Sagrestia Nuova, un complesso pensato per accogliere le tombe di Giuliano e Lorenzo Medici, scegliendo scrupolosamente le posizioni delle finestre, consapevole delle potenzialità espressive della luce. Il racconto di marmo concepito in origine è stato alterato dalla successiva costruzione della Cappella dei Principi, che risale al XVII e XVIII secolo. L'intervento di restauro voluto e sostenuto da Lottomatica nasce dal desiderio di restituire ai visitatori una percezione della Sagrestia Nuova che fosse più aderente alle intuizioni e al progetto del genio fiorentino. 

 


3. Quale lezione ha imparato da Michelangelo in tanti anni di restauri?

Che non bisogna dare niente per scontato. Artisti come Michelangelo sono molto più complessi di ciò che noi pensiamo. Ogni volta che ci si avvicina a un'opera d'arte così importante bisogna disporsi per ripensare tutto d'accapo. Nell'arte di questi grandi geni, tutto ha significato, tutto risponde a un precisissimo progetto il cui senso sfugge a noi che ormai abbiamo una mente troppo semplice, ma di cui loro erano consapevoli. Per questo bisogna insistere per capire cosa volevano comunicare questi artisti.

4. Come è cambiato il suo l’approccio al restauro nel corso del tempo?

Dedico più spazio alle informazioni che il restauro mi fornisce. L'approccio operativo al restauro è lo stesso, seguire delle procedure sia per la conoscenza che per la realizzazione del lavoro. Oggi però scrivo molto di più, sono più interessato alle informazioni che emergono, quindi diciamo che “restauro da scrittore”, usando il restauro come base per la mia scrittura. E questo è un grandissimo privilegio.

5. Perché è importante ancora oggi investire nel restauro?

Il restauro è il nostro futuro. L'arte è importante non solo perché motore di investimento economico o per il turismo. L'arte è importante per la vita delle persone, l'arte guarisce, ci migliora e ci apre nuove prospettive. Il lavoro che noi facciamo sull'arte è un lavoro che facciamo sulla mente delle persone, dei giovani, dei futuri cittadini, degli anziani, di tutti. L'arte è una componente essenziale soprattutto di un popolo come quello italiano che, se oggi sopravvive alla decadenza, è anche perché vive in un paese dalla bellezza straordinaria. L'arte, nella crisi, aiuta le persone ma anche i paesi interi.



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