Millennials VS cultura

Cinque parole chiave per descrivere il rapporto fra le nuove generazioni e la cultura

Abituati a considerare i più giovani per le loro abitudini digitali, spesso ci si dimentica di quanto le generazioni più giovani siano profondamente coinvolte nel consumo culturale e di quanto le loro scelte pesino sulla bilancia economica del settore.
È il caso dei Millennials, detti anche Generazione Y, quelli che l'autorevole Pew Research Center definisce i nati fra il 1981 e il 1996, che in Italia sono circa 11,6 milioni. Osservando più da vicino possiamo capire come è cambiata la relazione tra i più giovani è la cultura, come le loro abitudini stiano influenzando le proposte elle realtà culturali e di come sia sempre più importante tenere in considerazione ciò che pensano e desiderano i fruitori di oggi e di domani, quelli che appartengono alla Generazione Z dei teenager (detti anche Centennials, nati attorno al 2000) e i loro fratelli più piccoli, la Generazione Alpha.

Il primo luogo comune da sfatare è che i nativi digitali siano apatici o attratti esclusivamente dal web. Il rapporto di Civita 2019 intitolato Millennials e Cultura nell'età digitale mostra come i ragazzi siano invece interessati a tutto ciò che è cultura, ma che le loro abitudini e le loro aspettative siano decisamente cambiate rispetto alle generazioni precedenti.


Coinvolgimento: alla ricerca di intrattenimento

Secondo Futurecast, l'80% dei Millenials è alla ricerca di intrattenimento: i ragazzi vogliono diventare i protagonisti di ciò che vivono e vogliono essere parte attiva dell'esperienza culturale, unendo divertimento e conoscenza. La diffusione di device tecnologici ha messo a disposizione delle persone strumenti creativi potenti, mentre il web offre una quantità illimitata di contenuti culturali gratuiti a cui accedere istantaneamente, un evento che non ha paragoni nella storia umana. Tutto questo ha profondamente influenzato le abitudini delle persone e in particolare dei nativi digitali, che in questo ecosistema sono nati e cresciuti. Oggi la sfida delle istituzioni culturali è quella di proporre format nuovi che mettano al centro delle attività gli utenti, per esempio offrendo loro la possibilità di vivere la mostra come un momento di partecipazione attiva o di intervenire nello sviluppo delle trame di film, delle serie tv, delle narrazioni. Lo spazio per realizzare nuove attività e proposte è ancora tutto da esplorare. Realtà aumentata, realtà virtuale, piattaforme e campagne social dedicate, gamification sono strumenti che i Millennials amano e che si aspettano di ricevere dai musei contemporanei e in ogni esperienza culturale.

Flessibilità: quando l’interazione diventa indispensabile

Mettere il visitatore al centro dell'esperienza significa ripensare le forme e le funzioni delle istituzioni culturali. L'esperienza non può più essere limitata da vincoli spaziali e temporali e l'idea che il museo sia un contenitore avulso dal resto del mondo, il cui unico scopo è custodire e conservare dei beni, è ormai obsoleta. Analogico e digitale non sono destinati a combattersi ma coesistono e creano un sistema integrato dove ogni esperienza viene amplificata. I Millennials cercano un ecosistema aperto, relazionale, plastico, dove tutto è connesso e dove l'interazione è la regola. Un esempio interessante di questa tendenza  è Father and Son, del 2017, il primo videogioco prodotto per il mercato internazionale da un museo archeologico, il lungimirante Museo Archeologico di Napoli, che utilizza la gamification per aumentare il grado di coinvolgimento dei ragazzi e fare divulgazione, trasformando il museo in vero e proprio publisher e spostandosi fuori dal proprio consueto raggio d'azione.

Facilities

Servizi di bike sharing e mezzi pubblici che colleghino i siti culturali alla città, sconti e offerte speciali, customer care, nuovi servi per la disabilità, bar e ristoranti all'interno del museo con menù ad hoc: la chiave per conquistare i Millenials è personalizzare l'offerta e favorire l'accesso, permettendo di vivere ogni momento della visita in modo personale e “tagliato” sulle proprie esigenze.

Connettività: always-on


Oggi i musei devono fare un salto e offrire servizi di connettività efficaci: per i giovani, che sono always-on, la visita è un'occasione di arricchimento personale, ma anche strumento di affermazione di sé e di costruzione della social reputation, gli spettatori devono avere la possibilità di godere di contenuti digitali in tempo reale attraverso reti wifi efficaci e gratuite, che permettano di socializzare sui propri canali l'esperienza che stanno vivendo.

Il valore della community

I Millennials tendono a legarsi emotivamente ai brand e stessa cosa accade quando un'esperienza sollecita la loro curiosità e li appassiona. I sistemi delle review, la condivisione sui propri account social e il cosiddetto “word of mouth”, il passaparola, anche all'interno delle cerchie di gruppi più meno ampi di conoscenti sono tutti strumenti che i Millennials utilizzano e sentono affini. Per questo la cultura deve imparare a vedere i Millennials non solo come spettatori ma anche come ambassador, più efficaci di qualunque pubblicità tradizionale. Senza dimenticare che l'esperienza di visitare una mostra è più interessante nel momento in cui diventa condivisibile.

Insomma, per i Millennials la cultura appassiona quando si dimostra aggregante e coinvolgente, personalizzata e liquida: da storytelling a storydoing il passo è breve e la via dell'innovazione per la cultura è aperta.

L’impegno Lottomatica

Proprio in ambito culturale, con la volontà di valorizzare il futuro dei giovani talenti, Lottomatica ha dato vita al progetto Generazione Cultura, che molto presto partirà per la quarta edizione.
Attraverso un programma di formazione completo e uno stage presso le più prestigiose istituzioni culturali del nostro Paese, il progetto rappresenta un’opportunità unica per i giovani neolaureati che desiderano sviluppare le loro competenze e trasformarsi in professionisti.

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