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GIOCO

ORIGINI DEL GIOCO


Ci abbandoniamo alla Sorte? Già i nostri progenitori lo facevano!

Pur non essendo possibile attribuire l'invenzione del Gioco del Lotto a una persona precisa o ad un dato momento storico, esso rappresenta e contiene l’evoluzione di diverse forme di giochi di sorte che, più o meno legalmente, erano molto diffuse sin dall'antichità. Il Gioco del Lotto ha infatti origini lontanissime e, nella sua forma moderna, non è poi così cambiato dai suoi antichi antenati.

Già molti secoli prima di Cristo gli Egizi e i Caldei amavano giocare di sorte, una tradizione che pare essersi diffusa anche nel mondo occidentale grazie alle popolazioni nomadi e alle guerre di conquista. Anche a Roma, durante i Saturnali di dicembre, venivano organizzate lotterie in cui si estraeva un numero tra quelli distribuiti ai partecipanti su tavolette di legno.

Il progenitore della nostra tombola, ma anche del moderno Bingo insomma...

Pigalle Edme Jean, La Loterie, 1828
Roma, Istituto Nazionale per la Grafica-Calcografia Nazionale
Pigalle Edme Jean, La Loterie, 1828.

L'IDEA DEI LOTTI

L'abbinamento di giocate a premi costituiti da "lotti" sembra avere origine olandese. Ad Amersfoort, non lontano da Amsterdam, nel 1500 alcuni cittadini pensarono di sfruttare la passione del gioco per regolare alcune proprietà non facilmente divisibili. L'idea ebbe successo, ed in seguito venne regolamentato il "Lotto di Olanda".

A Venezia, verso la metà del '600, veniva organizzata dal Consiglio dei Pregadi, l'antico Senato veneziano, una lotteria il cui montepremi era appunto "un lotto" di immobili. La lotteria venne chiamata "Lotto del Ponte di Rialto", e il montepremi complessivo aveva un valore vicino ai centomila ducati: una vera fortuna per l’epoca.

Si poteva partecipare all'estrazione acquistando "bollettini" al prezzo di due scudi ciascuno.

MISURE E CONTROMISURE

L'innata tendenza umana al "giocare di sorte" fu a più riprese ritenuta immorale. In epoche diverse i governanti cercarono di vietare i giochi ma, non ottenendo altri risultati che quello di favorire la diffusione dei giochi clandestini, spesso iniqui e gestiti dalla malavita, cercarono quanto meno di regolamentarli per evitare facili speculazioni.

Così molti stati giunsero alla monopolizzazione, curando in proprio lotterie nazionali e giochi di sorte.

Spesso fu l'intento umanitario a convincere i governi a legalizzare il gioco, e in primis il Lotto. Ogni statuto, bando o decreto che lo regolava, infatti, stabiliva che il ricavato dalla gestione del gioco fosse destinato a fini di pubblica utilità e scopi umanitari di volta in volta specificati.

Questo è quanto accade ancora oggi: una quota degli incassi del gioco è infatti destinata per legge al Ministero per i Beni e le Attività Culturali, per finanziare diverse opere di recupero e di conservazione del nostro patrimonio storico, artistico e paesaggistico.